Tratta dei vasti conflitti di banche e assicurazioni, quali ad esempio:
Ø i prodotti di risparmio/investimento sono spesso complessi e difficili, ma mentre gli intermediari dispongono di una massa enorme d’informazioni, i risparmiatori si basano soprattutto su un rapporto di tipo fiduciario: quest’asimmetria informativa compromette la trasparenza nel rapporto che diventa del tutto squilibrato e soggetto a pesanti conflitti d’interesse
Ø conflitti acuiti dal controllo delle reti distribuzione prodotti e società gestione risparmio (SGR) da parte dei gruppi finanziari, che vendono i prodotti di cui controllano produzione e distribuzione, non quelli che rispondono alle esigenze dei risparmiatori e sono per loro più convenienti
Ø acuiti ulteriormente dall’assoluta priorità degli obiettivi di vendita e di profitto degli intermediari rispetto alle esigenze dei risparmiatori: è, infatti, un dato indiscutibile che gli intermediari finanziari sacrificano alla propria redditività aziendale la convenienza per i loro clienti
Ø da tempo l’approccio imperante degli intermediari è, infatti, volto alla vendita, non alla relazione: “Vendi quello che ti sei attrezzato a produrre e distribuire”, mentre la relazione fiduciaria di lungo periodo con il cliente è stata sacrificata agli obiettivi immediati, di brevissimo termine (ormai mensili)
Ø questi principali conflitti d’interesse sono accentuati da una politica retributiva e d’incentivi che valorizza in modo esasperato il raggiungimento degli obiettivi a breve, anziché i rendimenti delle gestioni per i risparmiatori
Ø ma anche da una struttura organizzativa dove conta sempre meno la capacità di assicurare efficienza remunerativa ai prodotti di risparmio e investimento e sempre più le capacità commerciali e di vendita
Ø e ancora dalla non condivisione dei rischi, per cui gli intermediari chiedono commissioni di performance al raggiungimento di determinati risultati, ma le commissioni generali (spesso doppie) sono dovute dal risparmiatore anche in caso di perdite rilevanti
Ø non esiste poi una regolamentazione organica dei rapporti tra settore bancario / soci industriali / società di rating per evitare palesi conflitti d’interesse come quelli ipotizzabili per Parmalat, o quelli evidenziati dal caso Bipop che hanno condotto la banca verso un evidente dissesto finanziario, o dal caso Cirio in cui la copertura delle esposizioni bancarie è stata scaricata sui risparmiatori.>
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